Mele Marce

   

 

Mele Marce è uno sfogo a sei mani di Lisa Massei, Dario Stefanoni e Andrea Consonni

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martedì, 27 marzo 2007
 

invito
postato da Mele_Troppo_Marce | 08:50 | commenti (2)
 

invito
postato da Mele_Troppo_Marce | 08:44 | commenti (1)


venerdì, 18 febbraio 2005
 

 a volte spariamo...

ma ci sono cose che devono tornare.

come non serve a niente essere definitivi certe volte.

eppure tutti ti consigliano di esserlo.

c'è stata una mostra di mckean a milano, ci sono stata. mi è piaciuta.

ho anche visto Provincia Meccanica e sul finire mi sono messa a piangere (ovvio?)...

p.s. non tutti gli amici se ne vanno.

notte, lisa

postato da Mele_Troppo_Marce | 23:37 | commenti (24)


giovedì, 30 dicembre 2004
 

38.

Non mi succede più tanto spesso di vivere come voglio.

Credo alla pelle.

All’aria prima degli occhi.

Tiro giù le coperte per entrare

e metto apposto i pensieri di oggi,

li piego, uno per volta.

Lo faccio sempre,

mi aiuta a non crescere,

a non capire, a giustificare.

Poi sono a posto, spingo i piedi

fino in fondo

e passo oltre

immaginando una spiaggia bianca e sottile,

un mare di latte,

fumo e ciminiere.

La grande città,

le scarpe macchiate di corallo.

Scendo in cantina.

Riempio la bottiglia.

Non mi succede più tanto spesso di vivere come voglio.

Mi viene da ridere. Congiungo le mani.

Vorrei ma non posso farlo.

Il rumore del silenzio che unisce.

Le mie dita che fendono l’aria.

Sono solo stanca.

Le pastiglie vicino al divano,

sono lì da sempre…

ed io sono a letto da tutta la vita.

 

Lisa

postato da Mele_Troppo_Marce | 22:59 | commenti (10)


giovedì, 04 novembre 2004
 

Tre

 

“Ciao bellissima!”

“allora? Come va?”

“madonna, non ci vediamo da una vita!”

“davvero! Che mi racconti?”

“eh… ci sono un po’ di novità…”

“cosa cosa?”

“curiosa come sempre, eh?”

sorrido. Anche lei sorride. Non ci vediamo da almeno sei mesi.

Eppure una volta non passava giorno senza che ci fossimo sentite, anche per dirci due stronzate o andare a bere una birra, a vedere un concertino all’aperto in Villa, o a fare due passi sul corso. Cose così. Stupide. Senza senso…

Per stare insieme. Scambiare due chiacchiere.

Ed ero convinta fosse la migliore amica che avessi mai avuto.

Sapeva ascoltare.

“sono incinta di quattro mesi!”

Sorride con gli occhi. Ma a me viene da piangere.

Forse perché le cose cambiano troppo velocemente.

La gente mi sbatte contro. E sono contenta di averla trovata in metropolitana.

Di potermene andare senza salutare inghiottita dagli altri.

Le mani.

Il ventre.

Come sorride.

Il fatto che l’amicizia sia solo qualcosa che viene e che va.

Un momento.

L’attimo giusto.

Da quando ha trovato il ragazzo è semplicemente sparita.

Come possono cambiare le cose in così poco tempo?

Come se tutte le cose del tuo passato dovessero cancellarsi solo perché ti sei innamorata di uno stronzo.

Ma che dico stronzo?

Poveretto che c’entra lui?

Come da bambina.

Ogni volta la stessa storia.

Io ci sto male.

Poi mi passa.

Capisco che sono io.

Solo io fatta in questo modo.

La sincerità prima.

Cose vere che si toccano.

Mentre per gli altri è sempre così normale entrare nella tua vita. Aprire la porta e chiudersela alle spalle senza nemmeno voltarsi a guardare.

Mi annuso le mani.

Sanno di sangue.

Le unghie limate.

La gonna che mi sono messa.

I tacchi troppo alti.

Rumorosi.

Salgo le scale.

Conto Uno,

conto Due,

conto Tre.

Apro la porta.

Sono sola. Dentro. Me. Stessa.

postato da Mele_Troppo_Marce | 21:29 | commenti (6)


venerdì, 08 ottobre 2004
 

ci sono capitata per caso in questo sito, che secondo me merita attenzione...

http://www.notamax.it/

Lisa

postato da Mele_Troppo_Marce | 22:25 | commenti (4)


martedì, 28 settembre 2004
 

Ci sono giorni in cui si dovrebbe evitare di uscire, in cui uscire non fa bene, peggiora solo le cose. In simili occasioni si dovrebbe essere liberi – forse una misera parola – di nascondersi dentro o sotto il letto finché quello stato d’animo passi, finché le cose tornino a sembrarci di nuovo belle, finché non si ottenga qualcosa dallo starsene sdraiati a terra a guardare il cielo, sapendo che almeno le nuvole sono affrancate, libere, e, se si vuole, si può credere di veleggiare su quelle.
[A.M.Homes da "La fine di Alice"]


postato da Mele_Troppo_Marce | 18:49 | commenti (6)


martedì, 07 settembre 2004
 

Sega

 

 

Sega.

Almeno una al giorno.

Mi alzo con un vago sapore amaro in bocca, che mi ricorda qualcosa da dimenticare.

Di solito in bagno.

Lo sperma nel cesso.

Sembra fatto a posta per questo.

Guardarmi allo specchio no. Non mentre. Né durante. Ma solo prima e dopo.

Forse è stupido ma mi fa una strana impressione, non è nemmeno imbarazzo, non credere. Non è imbarazzo, solo che non riesco a concentrarmi se vedo la mia faccia. Ho proprio una faccia a coglione quando mi faccio una sega, specie se di prima mattina.

Sono cose che succedono.

Non dobbiamo preoccuparcene.

Finita la sega.

Non faccio un cazzo per il resto della giornata.

Sono iscritto all’università da tre anni ed ho dato un solo esame per il rotto della cuffia.

Ma mia madre è contenta così.

Devi farlo per me, mi fa ogni volta che le dico che è un capitolo da chiudere quello di me laureato, In famiglia siamo tutti laureati, non puoi darmi questo dispiacere, non puoi, capito?

Penso di aver capito.

A studiare ci ho provato.

Ma è il sistema che non fa per me.

La costanza.

I denti.

Digrignare e mordere per difendere un foglio di carta.

Per dire Che cazzo avete da guardare…? Io sono.

Sono qualcuno. Qualcosa.

Una scheda. Un raccoglitore.

Una mano monca.

Un bastone marcio.

Una caramella.

Una sottiletta.

Una vaschetta di formaggio spalmabile.

Che cazzo… Io sono.

 

Accendo una sigaretta, anche se non mi va di fumare.

La spengo prima di finirla.

Penso a Bukowski. A Carver. A quel gran figo di Palahniuk.

Ai film da vedere.

I cd da ascoltare.

Alle cose che mi tengono ancorato.

Alla colla appiccicosa.

Al nastro biadesivo.

Penso a tutto e non faccio niente.

Un esercizio mentale di quelli da far paura anche al mio psicologo.

Butto giù la pastiglia di antidepressivo. E provo. Vegetale. A ributtarmi sul letto.

Faccio finta.

Poco prima di addormentarmi penso a come ero e a come potrei essere, quello che potrei diventare.

Penso ai libri sul mio comodino. Ce ne sono sette, tutti letti fino a metà.

Non riesco più a finirne nemmeno uno.

C’è quel nuovo libro di Murakami, che mi arrapa un casino, ma che comunque non finirò mai.

C’è una raccolta di racconti di un autore italiano di cui non ricordo il nome. Provo a mettere a fuoco, ma ormai è tardi.

La morte in vena.

Provo ad allungare una mano. A prendere altre pastiglie, fare un cocktail come si deve. Una bomba di farmaci che mi scoppi dentro. Forse non si vede, ma sono già morto.

Cosa ci si aspetta da un uomo morto?

Squilla il telefono.

Mi fa fatica.

Ma riesco ad alzarmi.

È Andrea.

Mi dice che passa a trovarmi.

Che ha da farmi vedere una cosa della madonna.

Che mi tirerà su di brutto.

Non faccio in tempo a replicare che ha già buttato giù. O forse il tempo ce lo avrei avuto, sono solo troppo lento. Lo psicofarmaco sa sempre il fatto suo in materia di rincoglionimento.

Provo ad aspettarlo senza addormentarmi e mi rendo conto che è quasi impossibile.

Quando mi sveglio me lo trovo in camera, ma non ce la faccio nemmeno a chiedergli chi l’ha fatto entrare.

È di nuovo buio.

Notte.

Mi sorride.

Dice che sono sempre il solito cazzone.

Si avvicina.

Ha un pacchetto.

Un fiocco giallo. Una coccarda.

Buon compleanno, mi fa.

Una carezza.

Lingua sulla lingua.

La cerniera.

La sua bocca sulla mia anima.

Il regalo lo scarto più tardi, quando ormai se n’è andato.

Ma non riesco subito a capire di che si tratta.

Una specie di rivista, forse. O una sua nuova raccolta di racconti, di quelli assurdi che parlano di cazzi in culo, pedofili, coppie scambiste e cose così.

Ci sono anche dei disegni, ma non so da che parte si guardano.

Sono stanco, anche se sono stato a letto fin’ora.

Cosa faccio adesso?

Il mio corpo è nelle mie mani.

(Lisa)

 

postato da Mele_Troppo_Marce | 20:53 | commenti (4)


venerdì, 13 agosto 2004
 

sono rimasto in silenzio tutto il pomeriggio. il paese è morto, dalla finestra riesco a vedere fino alla cava che ha deturpato la montagna incantata, quella che un tempo dava rifugio ai falchi, ai ragazzi che scappavano di casa, ai vecchi in cerca di un posto per morire. oggi i fantasmi non li ho visti, sono due giorni che mi circondano, che mi sorridono, che mi chiudono gli occhi. cercando di calmarmi. sono stanco, stanco di questa estate, di questa pioggia che va e viene, di queste mosche che mi pungono sul volto, di questa bocca sempre chiusa.
postato da Mele_Troppo_Marce | 19:35 | commenti (1)


giovedì, 12 agosto 2004
 

:: Prova ad uccidermi le gambe ::

CAPITOLO ZERO

 

Se dicessi che tutto inizia come un sogno.

Che è come quando sogni ma credi che sia tutto vero.

Che ti svegli all’alba, apri la finestra, ti affacci e al posto dei campi e delle case ci trovi una industria chimica in espansione, ciminiere gigantesche che si sono riprodotte nella notte e due laghi artificiali circondati di erba fluorescente.

Che vorresti urlare ma non ricordi dove hai messo la lingua prima di andare a letto.

Dove sei finito.

Che forma hanno le ombre.

Le macchie sulla pelle che ti rendono trasparente.

Corri in avanti, riavvolgi, ma non riesci mai ad tornare indietro.

Prova a vivere con un pezzo di vetro fra le mani.

Se dicessi che l’alba non è tanto diversa dal tramonto.

Che oggi è ieri e che possiamo anche continuare a vivere come cristalli di zucchero sotto alle unghie.

Se dicessi di cercare un sapore, la lingua di balsamo. Morbida.

Lingua in vena.

Una pozza di sangue.

Mangiare medusa e birra.

Medusa e birra.

Un gambero.

 

Cammino di lato, l’aria di perla lacrima sul viso.

Sono sotto. Appena. Una mela aperta, una farfalla senza ali si riposa sui rami delle mie braccia.

Dovrei ridere coccinella.                  Ridere coccinella.                  Ridere con l’anima a galla.



postato da Mele_Troppo_Marce | 18:32 | commenti (2)